Diario della discriminazione

Questo diario è una memoria collettiva di coloro che hanno subito discriminazioni a causa della propaganda e delle leggi del Governo italiano a partire dall’anno 2021, quando a seguito della pandemia di Covid-19 è iniziata la vaccinazione massiva della popolazione ed è stato introdotto il cosiddetto “green pass”, il lasciapassare digitale che ha l’ormai unico ed evidente scopo di traghettarci verso una nuova, triste e indesiderata normalità.

Con questo diario avranno voce le persone che si sono sentite emarginate, che sono state private dei propri diritti o che hanno subito violenze psicofisiche e sono state costrette a subire un trattamento sanitario a cui non avrebbero acconsentito spontaneamente.

Racconteremo a chi è stato convinto – sulla base di dati scientifici incompleti e, per loro stessa natura, mutabili – che è giusto segregare una parte della popolazione per un presunto bene comune, che è giusto sacrificare i propri diritti e la propria salute in nome di una falsa sicurezza, cosa ha vissuto e sta vivendo chi invece resiste a questa follia e ancora lotta per difendere la libertà di pensiero, la libertà di scelta e i diritti inviolabili sanciti dalla Costituzione italiana.

Speriamo che i nostri pensieri, i racconti dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, sveglieranno le coscienze di chi dorme, ma in ogni caso saranno una preziosa memoria e un monito per le generazioni future.

Oggi, quindi, nel Giorno della Memoria, 27 Gennaio 2022, nasce il “Diario della discriminazione”, affinché anche noi possiamo contribuire a tenere vivo il ricordo di chi in passato ha sofferto l’esclusione dalla vita sociale prima, la privazione della vita stessa poi.

E poiché molti di coloro i quali ci hanno lasciato non hanno potuto e non possono più raccontare cosa hanno vissuto prima di essere ghettizzati e rinchiusi in campi da cui non hanno più fatto ritorno, noi parteciperemo attivamente alla loro commemorazione, giorno dopo giorno, raccoglieremo il loro testimone e ci faremo portavoce delle disumane ingiustizie che anch’essi hanno patito.

Allo stesso tempo, con questo diario collettivo abbiamo l’opportunità di stringerci in un abbraccio comune e sarà un modo per ritrovarci, per unirci e dare un senso, forse, al periodo buio che stiamo vivendo.

Siamo le singole pagine di uno stesso libro,
condividiamo le nostre storie per scrivere la Storia.


Partecipa inviando la tua storia a diariodelladiscriminazione@gmail.com
Bastano poche righe per condividere la tua testimonianza.


“Diario della discriminazione” – Giorno 44 – Lucia

18.05.2022

Sono Lucia,

lavoro in un’azienda ospedaliera, sono un’amministrativa. Noi che lavoriamo in ambito sanitario, siamo rimaste le uniche persone soggette all’obbligo vaccinale, per ora, fino al 31/12/2022.

Fra una decina di giorni il mio gp da guarigione non sarà più valido.
In realtà scadrebbe fra tre mesi, ma, su indicazione di una circolare ministeriale, l’azienda mi sospenderà prima.
Sarò a casa per più di 7 mesi senza stipendio, senza possibilità di lavorare, senza possibilità di avere una vita dignitosa.

Come mi sento?
Triste, amareggiata e soprattutto delusa.
Pensavo di vivere nel paese della “Costituzione più bella del mondo”, invece, brusco risveglio…. tanta discriminazione, violenza verbale, odio….solo per aver fatto, in coscienza, una scelta diversa.

Quando sento parlare di democrazia, di libertà di pensiero e di parola, mi viene un groppo allo stomaco.
Ipocrisia, buonismo, apparenza, ecco le parole che più rappresentano la società italiana di oggi.

La voglia di andare via di qui è tanta, più che altro per non perdere l’umanità che giorno dopo giorno, vedo spegnersi nelle persone.
Faccio gli auguri a questo paese perché possa guarire e rinascere come era stato concepito: autentico, tollerante, accogliente, sano, puro.

Lucia

06 Maggio 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 43 – Anonimo

09.05.2022

Ricevere la e-mail da parte dell’Ordine Professionale a cui appartengo per notificarmi la sospensione temporanea per inadempimento obbligo vaccinale non è stato piacevole. Anzi, mi ha provocato emozioni negative in un primo momento, poi gestite con serenità ed equilibrio interiore, in seguito. Nessun vaccino obbligatorio ed imposto con qualsiasi tipo di intimidazione cancellerà la mia identità professionale di Fisioterapista, professione che ho svolto per ben 26 anni con amore, passione, dedizione e competenza. Non potrò lavorare per adesso, ma sarò sempre un punto di riferimento per i miei cari pazienti che continuerò a seguire con orgoglio e stima: saranno loro la mia gratifica personale.

Anonimo

08 Aprile 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 42 – Anonimo

06.05.2022

21 anni di lavoro, dopo di che mi sono sentita discriminata, abbandonata, l’unica pecora nera solo perché non mi sono sentita disposta a partecipare alla sperimentazione sul proprio corpo e perché ho avuto rispetto per la costituzione sulla quale ho giurato. In questi sei mesi nessuno dei miei superiori o colleghi si è mai interessato di come stavo. Credo che solo se desideri la morte di una persona ti comporti in un modo simile ed io mi sono sentita quasi uccisa. Nonostante si tratti del personale di un grande albergo di Venezia, dove l’accoglienza e il senso dell‘umanità e unione sono tanto sbandierate. Spesso mi domando: ne è valsa la pena di lavorare nello stesso posto per 21 anni???

Anonimo

23 Marzo 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 41 – Anonimo

08.03.2022

Come puoi rispondere ad una ragazza di 17 anni che si è vista privata di uscite per andare al cinema o mangiare una pizza che ti chiede: mamma sono previste a scuola due gite e un’uscita didattica a teatro che devo dire? Basta non è giusto.

Anonimo

07 Marzo 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 40 – Silvia

07.03.2022

Tutti i nostri giusti e buoni propositi si scontrano con la realtà durissima dei nostri figli adolescenti esclusi dall’uscire con gli amici perché non vaccinati. Sabato sera, per l’ennesima volta, mia figlia è stata esclusa…. quando l’amore si misura sul possesso o meno di un oggetto…..non è più amore…mi chiedo: è giusto che il prezzo di tutta questa falsità e odio la paghi mia figlia di sedici anni?

Silvia

07 Marzo 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 39 – Anonimo

06.03.2022

Credo che sia palesemente chiaro a tutti i cittadini del mondo di quale disprezzo alla propria libertà noi italiani stiamo subendo e parlo anche di quelli vaccinati con una o più dosi perché costretti lavorativamente parlando o per pressioni psicologiche. Io volevo solo farvi partecipe del fatto che mio padre ad esempio ha smesso di parlarmi da quando lui si è vaccinato e mi ha chiesto quando lo avrei fatto io ed i miei figli… 

Anonimo

03 Marzo 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 38 – Emanuela

05.03.2022

È una giornata calda e assolata, siamo a fine Agosto e Bologna è già piena di vita e di persone che, come me, tornate dalle vacanze si apprestano a riempire di nuovo il frigorifero. Perché sì appena rientrati si va dai nonni, che ti fanno varcare casa con sporte di viveri, ma insomma si deve fare scorta di alimenti base che non siano lasagne, zuppa imperiale, tortelloni etc che se ti senti in forma grazie al mare e al movimento dopo ad andar bene ruzzoli giù per le scale!

Porto con me le mie figlie che in vista di qualche eccezione ‘mangereccia’ scelta da loro e da un pranzetto veloce fuori si fanno tentare. 

Perché è bello concedersi ancora questi piccoli momenti tranquilli insieme prima di tornare al tram tram quotidiano ed essere risucchiati nella velocità della vita lavorativa. Mi appresto a entrare nel locale quando capisco, leggendo un bel biglietto in bella vista, che non potremo sederci e mangiare perchè al chiuso a ‘noi’ non è più permesso e posti all’aperto non ne hanno! Me n’ero dimenticata dopo aver trascorso i miei giorni di ferie in Croazia dai miei genitori, un’onda fredda mi piomba addosso. 

Guardo le mie ragazze compriamo una piada e con orgoglio ce l’andiamo a mangiare al parco. 

Da allora fino ad oggi quel diniego si è allargato a quasi tutti i momenti di socialità, svago, sport, banca e diritti inalienabili come il lavoro: a ‘noi’ sono negati perché senza la giusta ‘etichetta’. 

Le giustificazioni sono tante…ma davvero ci sono ‘leciti’ motivi?

Emanuela

02 Marzo 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 37 – Anonimo

04.03.2022

2 agosto 2021, Bologna. 

Sono in attesa di entrare nel corteo coi colleghi. Ho 45 anni e partecipo da sempre alla commemorazione per il 2 agosto 1980. Tornavo qui perfino se ero in vacanza per una settimana in croce all’anno con gli amici a Rimini, a vent’anni. 

La donna che mi sta di fronte, è nell’autunno inoltrato della vita ed è una donna di sinistra: Minoranze, Diversità è bello, Difesa dei diritti, Lavoro, Libertà, Costituzione, Il corpo è mio e me lo gestisco io. È un punto di riferimento per tutti ed anche io ne ho stima.

L’atmosfera nel Paese è già tesa. L’estate ed il giro di soldi legato al turismo rallenta l’avanzata ma i tamburi dei media rullano già da un pezzo che non ci sarà spazio per chi pensa egoisticamente solo a sé stesso e non tutela la comunità facendo il proprio dovere ed offrendosi come un soldato alla guerra contro il nemico invisibile, e che non ci sarà topaia abbastanza fonda in cui i disertori potranno nascondersi, perché verranno stanati.

 Ci sono le manifestazioni del sabato, si grida “Liberta’! No Green Pass!”.

Io sono una persona introversa anche se non si direbbe: sorrido sempre e sono socievole ma cerco di non stare in mezzo alla gente e di me non dico nulla a nessuno. Mi metto vicino a loro, in atteggiamento “da balotta” si dice qua, cioè da gruppo. E ascolto. Ascolto che lei ed un altro vecchio pilastro della categoria locale, un uomo retto e buonissimo che ha sempre dato tutto per il suo prossimo e non ha mai limitato nessuno in alcun modo, si scambiano non pareri ma battute già ripetute per tanti altri spettatori casuali. Lei, con le mani aperte e contratte, a palmi in su accanto al collo e gli occhi stretti, dice così: “E poi vorrei che gli venisse il Covid e che stessero male, ma male. Come sono stata io per il mio tumore, che lo sapevo che la chemio era un veleno, ma lo chiedevo io che me la facessero perché stavo male e volevo vivere. Così imparano a non pensare agli altri e lo capiscono cosa vuol dire avere paura di morire, che la gente muore per colpa loro! Devono chiederlo loro di essere intubati, e vanno lasciati soffrire” la guardo in stato di shock perché sta augurando a me, che le sono davanti, ed anche alle persone alle quali voglio bene, se sono di questa mia stessa idea, atroce sofferenza. Le vedo il buio dentro e realizzo che davvero si sente in guerra e che io sono il suo nemico e mi farebbe tanto, tanto male, se potesse ed ho un moto innato di riconoscimento dell’aggressore e di protezione attiva mia e dei mei cari. Per la prima volta cambio sguardo, il mondo si rivoluziona e la terra non sta più sotto ai miei piedi. Tutto il mio assetto mentale vira in posizione di difesa e si prepara allo scatto di fuga o di attacco. Penso che non abbasserò mai più la guardia finché campo. Mi esce dalla bocca un incredulo: “ma non ferma il contagio…” , che significa “stai rovinando tutto, ci fai fare un salto indietro nel tempo agli anni venti o all’oscurantismo medievale per niente …” ma il mio sguardo la lascia perché ho girato la faccia seguendo la voce dell’altro collega che dice: “…Eh, però questi no-vax, hai visto anche sabato?… Ha detto la TV che sono dei fascisti, c’è da stare attenti, fanno paura, i fascisti fanno paura e sono sempre pronti a tornare”.

Anonimo

02 Marzo 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 36 – Mariapaola

03.03.2022

Questa sera alle 21 ho finito l’ultimo servizio di oggi, un ragazzo disabile positivo.

Il mio ultimo servizio.

Da domani io sono un “soggetto fragile” e pertanto se non mi sottopongo all’obbligata “protezione” non mi è più concesso lavorare.

La mia colpa è quella di avere più di cinquant’anni (come se non fosse già di per sé una gran seccatura), la mia colpa è quella che sempre in tutta la mia vita ho difeso la libera scelta.

Non ero fragile quando, a inizio pandemia, con una mascherina chirurgica igienizzata che durava 5 giorni mi prendevo cura degli altri senza aver cura di me.

Non lo ero fino a quando a giugno di quell’anno sono finita al Pronto con una pleurite bilaterale e il covid non mi aveva sfiorata.

Non ero fragile quando a Novembre stava arrivando la “seconda ondata” e ho deciso che volevo tornare al lavoro perché le forze stavano tornando e io volevo esserci. Non ero fragile nonostante tutti i miei addominali fossero stati recisi in una laparotomia forse non necessaria, se non ci fosse stata una diagnosi sbagliata da parte di “illustri” medici. Ho ringraziato la Vita e ho pensato che potevo essere d’aiuto a chi veramente fragile è, sono passati i mesi e io ho continuato sulla mia strada ascoltando il mio corpo che non aveva bisogno di “aiuti esterni”.

A inizio estate ho pensato che la libertà ha una coscienza e (purtroppo) un prezzo e ho cominciato liberamente a testarmi, perché Proteggere è sacro quanto proteggersi.

A metà Ottobre, quella che era stata una mia scelta è diventata un’imposizione di qualcuno a cui Proteggere importa ben poco ma io non ero fragile, ero pronta, disponibile e ingenuamente speranzosa che pagare un dazio (per me piuttosto alto) sarebbe bastato per continuare ad avere una “libera scelta” anche se tanto libera non era, e poter continuare a lavorare. È bastato fino ad oggi, domani non basta più, domani (quando tutto sta finendo) io non posso più lavorare perché sono nata troppi anni fa e pertanto sono fragile.

In realtà la mia colpa è essere consensualmente e informatamente libera (nell’assoluto rispetto di tutti)

Mariapaola

01 Marzo 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 35 – Elsa

02.03.2022

Sono una ragazza aquilana.

Nel 2009, a 26 anni, pensavo di aver vissuto un’irripetibile mortificazione della mia dignità di persona quando, poche ore dopo la scossa di terremoto che ha distrutto la mia città, mi sono ritrovata a pescare tra gli abiti usati messici a disposizione dalla Croce Rossa, per poterci coprire e vestire…

Ricordo nitidamente le lacrime di umiliazione mentre selezionavo la maglietta meno logora o più decente e cosi via. Fu come pescare dentro un cassonetto. Piansi di amor proprio, oltre che paura e disperazione per il trauma subito e non me lo scorderò mai. Quella volta promisi a me stessa che da quel giorno in poi se avessi donato qualunque mia cosa usata, alla Caritas o a chi di dovere, lo avrei fatto con tutti i riguardi e le attenzioni per i destinatari di tale gesto, esseri umani sfortunati ma sempre meritevoli del mio rispetto.

A distanza di 13 anni ho rivissuto quella sensazione dolorosissima di privazione della dignità umana a causa del green pass. Nello specifico, l’ho provata recentemente, dopo l’epifania, quando è entrata in vigore la stretta ancora più discriminatoria dello strumento, con l’impossibilità di accesso, senza, anche ai negozi e agli uffici postali.

Fin da settembre 2021 io ho avuto un cartaceo per l’esenzione dal vaccino, a causa del mio problema di salute, ma non ho mai usato, nemmeno una volta, quel foglio. La mia vita era diventata molto semplice ed intima fin dai primi lockdown e continua ad esserlo anche ora, senza troppi problemi. Sono di quell’ultima generazione che ancora si divertiva semplicemente incontrando i compagni in piazza, stando seduti su un muretto a parlare e scherzare senza bisogno dell’aperitivo, a darsi un appuntamento in un posto a voce e ad arrivare alla spicciolata senza telefonare o avvisare… Sono di quella generazione degli anni 80 che ancora leggeva i libri, faceva i puzzle, il panino con la marmellata a merenda, le candele quando andava via la luce, il telefono a gettoni e le passeggiate in montagna. Poca roba per me togliermi il ristorante o il bar. Sono stata subito contro questo “biglietto di ingresso” per ogni dove, per vivere, per essere felici.

Ma da gennaio le cose appunto sono cambiate e andando in posta, per la prima volta, ho dovuto esibirlo.

Solo che il sistema non aveva previsto gli esenti, il cartaceo.

E quindi prima sono rimasta bloccata all’ingresso, subendo immediatamente parole di odio dei presenti in fila che, con pregiudizio e ignari, subito si sono esacerbati, al vetriolo, credendo che fossi lì per infrangere le regole e fare l’esaltata; poi ho dovuto ricorrere ad un impiegato che non si è curato di essere discreto sulla mia condizione informando in un nano secondo tutti i presenti in posta che la “ragazza ha un problema di salute, ha il cartaceo” e per questo ho provato vergogna, come fossi stata nuda davanti a tutti. In ultimo e nonostante il mio rammarico fosse già ad alti livelli, quando è stato il mio turno allo sportello, per ogni operazione che avrei dovuto fare (tre) il sistema per procedere chiedeva di bippare il qrcode del GP che ovviamente io non avevo e per aggirare il problema ci sono volute due ore in posta totali per qualcosa che di solito mi prendeva 20 minuti. Mi sono sentita umiliata come 13 anni fa, mortificata nella mia intelligenza e integrità di persona dall’assurdità di tutto questo.

La sensazione era quella di estrema sfiducia e distanza che si può provare quando all’aeroporto ti perquisiscono perché fino a prova contraria potresti essere un criminale o qualcosa del genere.

Ma soprattutto, la mia rabbia cresce per le menti sopite delle persone. Mentre attendevo che l’impiegata risolvesse il blocco operativo mi guardavo attorno e mi domandavo come fosse possibile che nessuno degli avventori si stesse domandando come mai il green pass gli venisse richiesto non solo per entrare (che se lo scopo è far entrare chi è vaccinato o tamponato ok, è becero ma coerente) ma anche per ogni singola operazione postale stessero facendo. Pronto??? C’é nessuno??

Possibile che nessuno si sia sentito come sotto regime?

Possibile che a nessuno sia venuta la nausea? La rabbia? manco un piccolo disappunto? niente? si tratta di salute???

Ha mai importato davvero a qualcuno della nostra salute?

Oggi,  che il mio certificato di esenzione è stato convertito in digitale col suo qrcode e tutti i miei dati in app, io ho una grande voglia di vomitare. Non mi sento migliore o più meritevole delle altre persone di avere accesso a cose a cui accedevo liberamente fino a ieri, non mi sento di usarlo in niente perché penso a chi non può usarlo, per qualunque ragione non possano, non mi sento felice di mostrarlo se devo pagare una bolletta o comprare un paio di calzini, mi sento infelice a farlo al punto che non compro piu niente, piuttosto rammendo.

La pandemia non mi ha resa infelice, il terremoto non mi ha resa infelice, la natura mi ha fatto estrema paura ma non mi ha resa infelice.

Il green pass invece si, mi rende infelice, come la guerra, come le discriminazioni e come tutte le altre cose che vengono da pochi, disumani, esseri umani. Quell’infelicità che ti fa dubitare che forse siamo davvero una massa senza cervello, senza cuore, senza amor proprio, senza speranza.

Elsa, 39 anni,
arrabbiata e per conto suo

26 Febbraio 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 34 – Giuliana

01.03.2022

Sono Giuliana, 55 anni, sospesa dal lavoro per non aver obbedito, anzi assente ingiustificata, si, perché anche nelle definizioni sono molto prudenti… in fin dei conti se non vai al lavoro, è una tua scelta, hai lavorato per tanti anni affrontando mille sacrifici e perché ora non lo fai? Per un capriccio? Allora meriti di morire di fame, si, così mi ha risposto il mio medico quando le ho chiesto spiegazioni… aggiungendo anche che se non ascoltavo i suoi consigli avrei fatto bene a trovarmi un altro medico perché lei non era più disposta a curarmi… me li chiama consigli… è tutto assurdo, ma nonostante tutto, io mi sento serena e attendo… perché sono sicura che nella tempesta rimarranno i cattivi di tutta questa storia… le persone come me, che saranno rimaste fedeli a loro stesse, potranno dire un giorno: ” Avevamo ragione!!!”

Giuliana

23 Febbraio 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 33 – Daniela

28.02.2022

Ringrazio Alfonsina per avermi fatto conoscere questa iniziativa.
Come lei sono un’insegnante “sospesa”; sospesa ai sensi di un decreto che parla di obbligo vaccinale previsto per la prevenzione dell’infezione da SARS-CoV-2”, anche se sembra ormai appurato che quei sieri, denominati impropriamente “vaccini”, non sono in grado di prevenire l’infezione da SARS-CoV-2!
Non voglio dilungarmi su quanto mi sia ostico comprendere i criteri con cui sono state individuate le categorie di cittadini soggette all’obbligo e neppure sul fatto che per farsi inoculare il siero – cui si è obbligati se insegnanti, pena la sospensione dal lavoro e, se ultracinquantenni, anche multati – si deve firmare quel consenso informato che tutela lo Stato, i medici inoculatori e le case farmaceutiche, ma non gli inoculati, anche se ricordo che il consenso informato era nato proprio per garantire la libera scelta delle persone in merito alle cure cui sottoporsi, e che il Codice di Norimberga, il Codice penale, la Costituzione parrebbero garantire l’inviolabilità del proprio corpo, la sovranità sul proprio corpo, e sancire la libertà di scelta delle cure e il rispetto della persona e della dignità umana.

Ho 61 anni e molto lavoro alle spalle, fatto con la dedizione e l’impegno che il senso di responsabilità nei confronti dei giovani impone. Insegno Lettere nella Secondaria di primo grado e nella mia formazione c’è l’idea che “Una testa ben fatta” deve saper – tra l’altro –  riflettere, interrogarsi e interrogare il mondo, deve saper rilevare le contraddizioni e le fallacie del ragionamento e l’uso improprio della lingua; ho sempre dedicato tempo all’Educazione civica e alla riflessione sui diritti e mi soffermo sempre, con i miei alunni, sulla Magna Charta e sull’Habeas corpus, non solo nel Giorno della Memoria.

Ho sempre avuto a cuore la legalità, il rispetto della Costituzione e degli altri, ho sempre tenuto in massimo conto i valori etici e ora mi turba assai assistere a un tale vortice di detti e contraddetti, di repentini mutamenti di regole che sfidano qualsiasi buon senso e si susseguono, insieme al proliferare di decreti, a un ritmo insostenibile; mai avrei immaginato che si potesse vanificare qualsiasi logica, ostentare disprezzo e irrisione della verità, fare  spudorato uso della menzogna come mi pare stia accadendo adesso.

Così approfitto di questo spazio, dedicato alla Memoria, per elencare solo alcune delle cose che oggi mi fanno male:
·       la lontananza coatta dai miei alunni e il danno che può procurar loro la negazione della continuità didattica
·       il divieto di lavorare, con la conseguente mancata retribuzione necessaria a vivere
·       l’isolamento sociale; quelle restrizioni che mi paiono insensate (per esempio non aver accesso all’ufficio postale, ecc)

ma soprattutto mi fa male
·       sentire un membro del Governo dire, in un talk show, che “Chi non si vaccina e non rispetta la legge è pericoloso, punto! “ (forse sarebbe bene ricordare che talvolta vengono deliberate leggi ingiuste (storia docet), che le leggi devono essere conformi alla Costituzione; che al di sopra della legge stanno la Giustizia e la Coscienza.)
·       sentire un ministro dire che chi non si vaccina deve soffrire (e chi si fida di un ministro che pronuncia tali parole?)
·       e un medico asserire che i non vaccinati devono stare chiusi in casa “come sorci” ( e chi affiderebbe la propria salute a un medico così?)
·       essere sottoposti a un’informazione monotona e ossessiva, – si direbbe propagandistica e non imparziale, spesso incoerente – dove, tra l’altro, si denotano impropriamente “immunizzati” coloro che pur possono trasmettere e sviluppare, anche in modo grave, la malattia rispetto alla quale sarebbero immuni…
·       dover ascoltare argomentazioni inconsistenti e urlate che violentano la lingua e la capacità di pensare

Mi fa male tutta la cattiveria, la volgarità  e tutto l’accanimento che si palesa in certe trasmissioni televisive che pare abbiano il potere di plasmare le menti degli spettatori, mi fanno male tutte le menzogne che nulla hanno a che fare con il bene sociale. Ma credo anche che tutto ciò sia l’espressione di individui pieni di dolore, di rabbia e di paura, ciechi dall’ignoranza, inconsapevoli, nel profondo, di quello che fanno; per  loro mi esercito a provare compassione.

Daniela,
provincia di Alessandria

21 Febbraio 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 32 – Margherita

27.02.2022

Da mesi vivo, come molti, il tunnel infinito della vessazione, della discriminazione, dell’umiliazione (uno degli ultimi episodi? Non poter accedere al bagno di un bar per cambiare il pannolino di mia figlia). Riflettendoci, ciò che più mi lascia attonita, che più mi sgomenta, non sono gli atti discriminatori in sé, ma l’atteggiamento di coloro che “hanno fatto il proprio dovere nei confronti della società” verso chi invece – disgraziato sovversivo –  quel dovere proprio non vuole accollarselo. 

E questo atteggiamento ha un nome: MORALISMO. 

Ciò che più mi colpisce (come un pugno in faccia) è il giudizio implacabile negli sguardi, nei gesti, nel tabù ostinato a non affrontare certi argomenti con me – non vaccinata – per vergogna, perché proprio non si capacitano del mio “capriccio”. Secondo il pensiero dominante, io non ho il diritto di sentirmi discriminata, tanto meno di spiattellare a gran voce la mia rivendicazione alla libertà, il mio sottolineare la violenza disumana con cui ci si accanisce contro una minoranza, la mia ferma presa di posizione contro la scansione di un qr code che apra le porte ai tuoi diritti. 

Non ho diritto a fare questo perché io ho avuto e ho tutt’ora una scelta. Sono vittima della mia stessa scelta: avrei potuto scegliere diversamente, del resto. 

E qui cala il sipario. La mia fiducia nell’Umanità, nella Coesione, nell’Amore cristiano, nella Logica. Tutto. Mi chiedo davvero se esistono parole adeguate, corrette, ponderate e veritiere per descrivere tutto questo. Ad ora non le trovo, si spezzano in gola, vanno in frantumi. 

Lavoro in un contesto in cui trattiamo quotidianamente – con ragazzi in servizio civile in Italia e in missioni estere – argomenti quali: violenza strutturale, violazione dei diritti umani, rimozione delle cause che creano ingiustizia sociale, nel tentativo di sensibilizzare i giovani a dotarsi di uno sguardo aperto alla vita e al mondo, con un’attenzione particolare all’umanità ferita e oppressa. Da quando è iniziata l’oppressione da parte del potere italiano, non ho mai sentito spendere una parola (o un abbozzo di pensiero) nei confronti della popolazione italiana che non si è piegata ai voleri imposti dall’alto. Inizio a capire che proprio qui sta il problema: l’obiezione di coscienza, la disobbedienza civile di cui tanto ci riempiamo la bocca non può essere accettata, perché destabilizza un ordine prestabilito e la disperata necessità di tornare a una parvenza di vita. 

A pensarci bene, quasi provo compassione per loro (nel senso etimologico del termine). 

Margherita, 32 anni, ancora innamorata della Vita.

18 Febbraio 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 31 – Anonimo

26.02.2022

La mia storia, al pari di altre, è una triste testimonianza dell’abisso in cui stiamo vivendo.  Nel mese di gennaio 2022 ho vissuto un calvario insieme alla mia mamma, non vaccinata, che ha contratto il covid nei primi giorni del mese. All’inizio l’ho curata con i protocolli di medicina domiciliare, purtroppo però sono subentrate delle complicazioni che non potevo gestire da sola a casa per cui, mio malgrado, ho dovuto chiamare il 118. Non dimenticherò quella notte ed i 22 giorni successivi in cui ho lottato con tutte le mie forze contro discriminazione, pregiudizi, odio, e malasanità.

Già dalla chiamata al 118 mi è stato chiesto se mia mamma fosse vaccinata con immediato cambio di tono ed atteggiamento alla mia risposta negativa. La situazione si è riproposta all’arrivo dell’ambulanza ed addirittura è stato chiesto anche a me, che ero in perfetta salute, se fossi vaccinata quando ho fatto presente che lo stato vaccinale non deve e non può essere causa di discriminazione. L’atteggiamento scostante ed arrogante è stato perpetrato anche in seguito in ospedale, dove i medici si lamentavano per il fatto che chiedessi di praticare la terapia del plasma iperimmune, potendolo donare io, perché “cosa pretendevo se la paziente aveva 83 anni” e poi la terapia non rientra nel protocollo di cura ufficiale. 

Nonostante preghiere, insistenze, mail e pec alla direzione sanitaria la terapia non è stata fatta. In compenso non avendo messo le spondine al letto mia mamma è caduta dal letto mentre era in terapia intensiva fratturandosi il femore, aggiungendo così altre complicazioni.  Dopo varie minacce ottengo il trasferimento all’ospedale di Brindisi dove l’inferno è peggiorato. Il primo colloquio telefonico con quello che presumo fosse il primario, non si è qualificato né ha dichiarato il suo nome, è stato agghiacciante nella sostanza, nel tono di voce e nei modi. Mi ha detto: “non ci sono cure, non esiste il plasma iperimmune, esistono solo i vaccini. La situazione è bruttissima e se dovesse peggiorare la intuberemo e se la intuberemo non uscirà da qui.”

Non mi è mai stato permesso di vederla, ho dovuto chiedere per ottenere che facessero due videochiamate di pochi secondi ciascuna.

Le comunicazioni con i medici sprezzanti ed arroganti riferivano quasi con fastidio che mia mamma, nonostante la gravità della situazione fosse sempre vigile. Infine l’hanno intubata senza avvisarmi e dopo 24 ore mia mamma se n’è andata.

Il cuore ha ceduto in uno stato di “abbandono semi assistito”, lontana dagli affetti, circondata da persone che la giudicavano e mal la tolleravano.

Anonimo

18 Febbraio 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 30 – Ezio

25.02.2022

Mi unisco ai tanti portando solo una delle mie varie esperienze subite:

oggi ho preso parte ad un colloquio di lavoro, dopo le prime formalità, mi arriva a bruciapelo la domanda “lei è vaccinato?”
Faccio notare gentilmente che sono domande non pertinenti ma personali, al che persiste “ha insomma il Green Pass?” Sorrido, mi presto al gioco vista la situazione, “ho il Green Pass da guarigione”, mi risponde “sa che vale sei mesi? Dal 31 Giugno poi se sprovvisto non potrà entrare al lavoro, io ho tre dosi da vaccino ma sono poi guarita”.

Vorrei poter rispondere facendo presente l’assurdità della sua affermazione, ma resto al di fuori da ogni polemica vista la situazione.

Insiste con “lei è un No Vax?” A questo punto è chiara la dinamica 

“No, rispondo, non mi piacciono l’etichette, ho letto i decreti, i moduli di consenso per lo scarico di responsabilità, i bugiardini dei farmaci sperimentali, mi sono informato da più parti ed ho ragionato”.

Gentilissimi, hanno portato a termine il colloquio, ma non mi faccio illusioni, non mi sento neanche tanto offeso ritengo che si agisca secondo coscienza, ai più si sta accendendo la “lampadina” cominciano ad unire i punti, si sta svegliando una certa consapevolezza che qualcosa non torna.

Si dice che la storia insegni, spero che non si debbano tirare le somme come settant’anni fa, allora era etnico-razziale, oggi finanziario-sociale.

I “potenti” hanno anche loro una data di scadenza che tutto livella.

Ezio

18 Febbraio 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 29 – Anonimo

24.02.2022

Tra una battuta e l’altra, stavo cenando con degli amici in un piccolo ristorante. L’atmosfera era di serenità e allegria. A metà serata entrano 8 agenti delle “forze del disordine” per controllare il possesso del marchio dell’obbedienza. 

L’atmosfera diventa pesante, e vedo il disagio sui volti delle persone, anche di chi ha il marchio.

Mi si chiude lo stomaco e inizio ad avere il batticuore e decido di mostrare esteriormente una maschera di tranquillità, sforzandomi a buttare giù bocconi che non volevano andar giù. Vivere queste situazioni è molto diverso dal sentirle raccontare, pensai.

Nonostante la disapprovazione delle persone nel locale, inizio a vedere persone che vengono multate e definiti trasgressori in quanto colpevoli di consumare un pasto senza marchio.

Si avvicinano al mio tavolo e ho una strana percezione. Percepisco che uno di loro non volesse veramente fare questi controlli, ma che fosse a sua volta obbligato e controllato. 

La mia amica viene multata, io no, forse si sono scordati di me. Ma io non scorderò la discriminazione.

Dopo vari minuti, la cameriera torna al nostro tavolo dicendo che devono chiudere il locale per 5 giorni, aveva gli occhi tristi quasi a voler trattenere le lacrime, eppure luminosi. 

Gli occhi di un’umanità ferita.

Anonimo

15 Febbraio 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 28 – Anonimo

23.02.2022

Mi fa male il naso, soffro di sinusite, non riesco a fare più di 1 tampone a settimana per lavorare. Lavoro 3 giorni con il rischio della sanzione al terzo giorno se mi distraggo sull’orario di entrata, anche di pochi minuti, cosa che mi è successa una volta e per la quale sono in attesa di pagare le conseguenze, come una criminale. Sospendo una settimana i tamponi perché ho muco e sangue. Nel frattempo, la collega con cui lavoro a più stretto contatto fa un tampone dopo un anno perché non sta bene ed il marito è positivo, il giorno dopo positiva anche lei. Faccio un tampone a casa per sicurezza (ecco mi sono giocata i giorni di lavoro e lo devo fare lo stesso), come pensavo, negativa, sono passate troppe ore. C’è chi ha il pass per contagiare e chi si salva perché si è dovuto privare del lavoro stando a casa.

Tutto questo fa male anche al cuore.
♥️

Anonimo

17 Febbraio 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 27 – Carla

22.02.2022

Sono Carla, 

ho lavorato per 20 anni in ospedale, mi piaceva, lo facevo con passione. Dal 15 ottobre sono stata sospesa per non aver accettato ricatti. Adesso aiuto una persona anziana per le pulizie di casa e lei aiuta me a portare a casa il pane…non è facile. Non trovo giusto che i miei colleghi vaccinati o guariti “greenmuniti” possano lavorare e io che il covid l’ho avuto nel 2020 sono stata allontanata.

Lavoravo in pneumologia, ne so qualcosa. 

Carla

13 Febbraio 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 26 – Marilena

21.02.2022

Mi chiamo Marilena ho 60 anni e sono un ASA sospesa per non aver fatto la punturina. Sospesa senza stipendio; i criminali che ci governano stanno usando metodi mafiosi per obbligarci ad un vaccino che vaccino non è, vedere la nostra bella Costituzione vilipesa e cancellata da chi la dovrebbe rispettare mi fa capire il marcio e la corruzione del nostro bel paese e purtroppo la storia non insegna a causa dell’ignavia del popolo italiano. Non so come andrà a finire, lo stiamo vivendo e nonostante le difficoltà…
La gente come noi non molla mai.

Marilena

12 Febbraio 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 25 – Angela

20.02.2022

Devo specificare che sicuramente tante persone avranno patito discriminazioni ben peggiori della mia, tuttavia é la nostra esperienza che dobbiamo raccontare.

Era il periodo natalizio 2021 come in ogni città d’ Italia anche nella mia venivano organizzate iniziative a tema.

Mercatini natalizi, visite ai presepi, concerti o sacre rappresentazioni della natività.

In particolare da giovane a queste ultime ho sempre preso parte attiva.

L’anno scorso ho contribuito donando una casetta per un presepe che sarebbe stato il presepe di tutti, bella iniziativa di una neo-associazione culturale di cui ERO socia.

Quest’anno invece era richiesto il lasciapassare pensate finanche per gli eventi all’aperto.

Mi è pesato devo dirlo mi sono mancate le amiche con cui avevo visitato la chiesa mi é mancato seguire “il presepe vivente” .

Ho sentito tutto il peso dell’essere soggetto non idoneo non più “buono” e ho pensato con nostalgia alle iniziative che ho in passato portato a termine. Ho fatto volontariato, messo a disposizione il mio tempo, la mia laurea e non di rado il mio danaro.

E all’improvviso per decreto tutto quello che ho fatto si polverizza il mio paese non è più mio non sono più la benvenuta. Poi ho pensato che tutto ciò che viene fatto con amore non è mai sprecato che chiusa una porta si apre un portone mi volto e lo vedo grande luminoso mentre mi incammino verso di lui sorrido e penso che non sono certo io ad aver perso.

Un immenso abbraccio a tutti i guerrieri di luce.

Angela

11 Febbraio 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 24 – Anonimo

19.02.2022

Io e mia madre dovevamo sottoporci ad una visita oculistica privata. La visita non c’è stata perché ce ne siamo andate.

Ne avevo abbastanza dopo 40 minuti d’attesa visto che eravamo le 2 prime visite del pomeriggio. Ci hanno detto che se non avevamo il lasciapassare con molta probabilità non potevamo accedere alle visite. E da lì prima ci hanno ghettizzate in una stanzetta da sole, dopo che ci hanno detto che eravamo pericolose per le altre persone presenti in sala d’attesa.

Nella stanzetta dove siamo state recluse e repressa ogni nostra lamentela ho maturato il pensiero tragico di come si siano potuti sentire quei 5 milioni di persone quasi 80 anni fa.

La giustizia, la verità, la presa di coscienza dovranno prevalere su tutte le intolleranze,  discriminazioni, oppressioni e ricatti perpetrati da uno stato corrotto e oligarca.

Anonimo

10 Febbraio 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 23 – Sandra

18.02.2022

Dalla parte del torto mi ci sono seduta per caso, non perché da quella della ragione fossero finiti i posti e neanche per scelta. A dire il vero l’ho capito anche tardi che era la parte del torto, quando i like su facebook iniziavano a scomparire, quando gli amici hanno preso a farsi vivi di rado, ci ho messo tanto, è vero, sono un po’ di coccio, ma alla fine ho iniziato a percepirla quella stonatura, mi sono sorpresa, ero completamente disorientata, la mia, per me, era una posizione logica, motivata, quasi scontata, come tante che avevamo condiviso, sempre d’accordo sulle cose fondamentali, sempre in guardia nei confronti del potere, sempre solidali. Non capivo, poi è arrivato l’incubo.

Per caso, sì, per caso ho iniziato a dubitare dell’onestà del racconto che aveva sommerso la mia vita, ricordi degli studi, continue dissonanze, coincidenze. Tempo fa avevo fatto un lavoro sulle cause di morte e mi ero trovata di fronte un aumento del 9% dei decessi nel 2015, dopo un trend storicamente discendente. Un’enormità, non riuscivo a capire. Avevo fatto ricerche, avevo setacciato il web, ma non c’erano spiegazioni, anzi, di più, non se ne sapeva niente, nessun giornale dava la notizia o, se la dava, lo faceva in un trafiletto per poi non riprenderla più, si è continuato a non saperne niente per anni, direi per sempre. Altro che I MORTI continuamente sbattuti in faccia a chiunque abbia espresso il più timido dissenso sulla gestione della pandemia.  

Di quei morti del 2015, non gliene fregava niente a nessuno. Tra il 2020 e il 2019 c’è stato un incremento dei decessi del 13%, di più, certo, ma la sproporzione tra gli effetti informativi sociali e politici era esagerata, incredibile per me, non capivo.

Così studiavo report ufficiali, articoli, dati su dati e mi si confermavano dubbi, incoerenze, sospetti, soprattutto sull’informazione, che diceva tutt’altro da quello che leggevo, in quel modo pervasivo, continuo, ossessivo e alimentava il terrore generalizzato, quando la malattia in realtà colpiva in modo rilevante e pericoloso solo certe categorie, intorno a cui spesso non si costruiva l’adeguata rete di protezione.

Rendevo pubblici qui i risultati delle mie ricerche, credevo di informare e di porre il confronto su un piano oggettivo, dati ufficiali, report dell’ISS che nessuno leggeva, articoli di riviste di epidemiologia che mi sforzavo di capire e condividere e poi, man mano che le conseguenze diventavano politiche, anche posizioni di filosofi e giuristi, ma tutto è rimasto lettera morta, fino all’amico che mi ha detto basta cazzate statistiche, sono quelle che mi fanno infuriare di più, l’importante è la realtà degli ospedali. Come fosse indipendente.

Volevo discutere con chi aveva opinioni diverse, che comunque rispettavo, e invece in breve ho avuto addosso uno stigma, nella migliore delle ipotesi “chi ti credi di essere per andare contro la scienza e il mondo”, nella peggiore idiota, irresponsabile, assassina.

Urlato, da ogni tribuna televisiva, implicito, nelle parole degli amici, esplicitamente insultante nei post di facebook, quest’altro mostro da cui dovrei affrancarmi.

Nel minestrone psicologico, pseudoetico, moralista, che ci veniva continuamente propinato non c’era posto per l’analisi, si doveva esibire o l’effige dei buoni, i vaccinati, o quella dei cattivi, gli egoisti, gli individualisti, quelli che si permettevano il lusso del dubbio, quando c’era il mondo da salvare.

E poi lo stigma è diventato sociale e fattuale e tutto è andato a rotoli.

Dopo aver solidarizzato con tutti i capri espiatori di questi anni, lavoratori di categorie malviste, giovani tritati dal massacro del lavoro e pure colpevolizzati con etichette infamanti, e poi, nell’era covid, “runner”, frequentatori della “movida”, colpevoli vari inventati dalla neolingua della derisione per deresponsabilizzare chi davvero decide, alla fine il capro espiatorio ero io, scaraventata nel calderone no vax-no brain, e altro che solidarietà, ho finito per essere quasi una non persona.

Privata dei suoi diritti, isolata persino dai familiari, considerata una potenziale untrice col tampone negativo in tasca, rea di delitto d’opinione e di autodeterminazione sul mio corpo, d** b***, sembra un incubo.

Penso ai vecchi slogan, l’utero è mio e lo gestisco io, alle battaglie politiche giocate sul corpo delle donne, oggi è il corpo di chiunque il terreno di scontro, ma va bene per tutti, il motore di questo terrore procurato è troppo potente, si chiama paura, da sempre l’arma di ogni regime.

E sono riusciti a convincere tutti che l’esercizio di una scelta legittima sul proprio corpo nuoccia agli altri, nonostante sia evidente che il virus continua a diffondersi dove ci sono i più alti tassi di vaccinati, in Europa, in Israele. Ma i morti sono diminuiti grazie ai vaccini, si ribatte. Certo, allora non è il bene collettivo, ma quello individuale che è in gioco, è in gioco come proteggersi, e su quello ognuno può valutare con i suoi mezzi, quale ritenga sia per lui la scelta migliore, pesando rischi e benefici. Ma no, non serve, ormai è normale, accettato, perfino auspicabile che lo Stato padrone gestisca, istituzionalizzi i corpi, li rinchiuda, ne autorizzi in modo condizionato la libertà di movimento.

Normale che si sia i bambini di un potere autoritario, paternalista e affatto trasparente, che decide per noi che cosa è meglio, per non farsi male.

E, per colmo di beffa, nel giorno in cui una pallida speranza di poter scegliere come il nostro corpo debba morire scava una crepa nel muro di una legislazione ottusa grazie a pochi eroi disobbedienti, ci viene sottratta la possibilità di scegliere come debba vivere.

Io mi assumo dei rischi, sempre. L’idea di una vita priva di rischio è una distopia inquietante, un ologramma di immobilità. Adoro le montagne, mi calo nei fiumi, viaggio in macchina, in treno in aereo, ognuna di queste cose potrebbe uccidermi ma non ci rinuncerei mai per una serena atarassia.

Ho paura delle malattie, di quelle killer che hanno seminato fin troppo dolore nella mia vita togliendola ai miei cari, ma cerco di non pensarci continuamente, faccio ciò che posso per diminuirne il rischio, niente fumo, alimentazione attenta, sport.

E poi continuo a camminare. E vivo, fino a quando la morte, inevitabilmente, arriverà.

Sandra

08 Febbraio 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 22 – Micaela

17.02.2022

Mi sono sentita discriminata e giudicata da amiche che consideravo sorelle. Rapporti elettivi, basati su fiducia e rispetto, da cui ho ricevuto intolleranza e parole di disprezzo, solo per aver compiuto una scelta diversa. 

Mi sento discriminata e isolata, ma ho deciso che questa per me è una prova che mi consentirà di manifestare, attraverso piccole azioni quotidiane, la mia resistenza personale, la mia coerenza, i princìpi in cui credo e la solidarietà. 

Mio figlio si è sentito discriminato e ingannato, quando a scuola, nonostante avessero dichiarato non fosse lecito indagare lo stato vaccinale di un alunno, gli è stato richiesto il green pass per visitare una mostra e partecipare all’assemblea d’Istituto. E si sentirà ancor più discriminato e tradito se dovrà seguire le lezioni a distanza, quando gli altri suoi compagni potranno farlo in presenza. 

Micaela

07 Febbraio 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 21 – Anonimo

16.02.2022

L’importanza del dubbio.

Sono ultra settantenne, soffro di asma e mi sono sottoposta a tutte le vaccinazioni, nel mio caso necessarie e liberatorie. Ma non sopporto l’arroganza dei vaccinati, la semplificatoria certezza che la causa del perdurare del contagio sia soltanto da attribuire a coloro che rifiutano di vaccinarsi .

Quei pochi che continuano a porsi domande, vengono derisi e silenziati dai portatori della verità assoluta .

Non voglio unirmi al coro dei “felicemente vaccinati “

Nunzia Cappuccio

07 Febbraio 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 20 – Anonimo

15.02.2022

Sono una ragazza di 27 anni e nel 2019 ho conseguito la laurea in giurisprudenza. Con questa facoltà non è stato “amore a prima vista”, uscita dal liceo non avevo la benché minima idea di cosa fare della mia vita.

Inizialmente, avevo pensato di fare veterinaria, vista la mia smisurata passione per gli animali ma, un po’ per paura delle situazioni che mi si sarebbero parate davanti – soccorrere un animale in fin di vita e non avere la certezza di riuscire a salvarlo – ho desistito, prendendo una strada completamente diversa.

Giorno dopo giorno, mi sono innamorata di questa “seconda” scelta. Ho imparato a capire l’importanza dei concetti di diritto e dovere; che ogni aspetto della nostra vita necessita di regole e che quest’ultime debbano sempre ispirarsi alla nostra Carta fondamentale, depositaria di principi di una bellezza ineguagliabile. 

Un paio di mesi dopo la laurea – traguardo che speravo rappresentasse un trampolino di lancio, in particolare perché la strada per raggiungerlo è stata estremamente difficoltosa a causa di un periodo di forte depressione – è iniziato l’incubo. Fin dal primo giorno – 8 marzo 2020 – ho notato le storture di quel che stava accadendo e, fin dal primo giorno, mi ha sconvolto la totale mancanza di spirito critico delle persone che mi circondavano. Ero indignata per le canzoni sui balconi, per le risate ai “lanciafiamme” del nostro presidente di regione, per i “andrà tutto bene”. Perché sapevo che nulla sarebbe andato bene.

Comunque, per non dilungarmi troppo, voglio raccontare di due episodi a dir poco sconcertanti, avvenuti rispettivamente nel novembre/dicembre 2020 e nel luglio 2021. 

~Novembre/Dicembre 2020:
Era, ormai, nell’aria che la regione Campania sarebbe entrata in zona rossa (precisamente i fatti sono accaduti il giorno prima della zona rossa).
Mio padre, che vive in un’altra città della stessa regione, sorpassò un trattore poco dopo una rotatoria e i carabinieri, cogliendolo in flagrante, gli tolsero la patente.
Io, in qualità di figlia ed unica parente vicina, avrei dovuto provvedere per un mese alle esigenze necessarie (fare la spesa, andare in farmacia).
– Premetto che mio padre vive in una zona lontana dal centro ed il primo supermercato richiede una camminata di quasi 2h. –
Per questo motivo, mi recai presso la caserma dei carabinieri della mia città al fine di chiedere un’autorizzazione a spostarmi, 2 volte alla settimana, per procurargli il necessario per vivere.
Il carabiniere, affacciatosi alla finestra, mi comunicò di non potermi ricevere “perché c’è il virus” (testuali parole), costringendomi ad esporre l’accaduto in pubblica piazza (aggiungo anche che faceva molto freddo, essendo quasi dicembre).
Alla mia richiesta il carabiniere mi rispose di non potermi concedere l’autorizzazione, allorché io gli feci notare che, essendo egli autorizzato a multarmi se non in possesso dell’autocertificazione, fosse anche autorizzato a legittimare spostamenti di prima necessità.
La risposta del carabiniere mi gelò: mi fece presente che nessuno aveva detto a mio padre di “andare a vivere in un posto isolato” e che, se proprio volevo andare da lui, avrei dovuto chiamare il medico di base e farmi certificare che mio padre era una persona allettata.
Feci presente al carabiniere che mio padre vive lì da molto prima della pandemia (all’incirca 10 anni), che si trattava di una situazione emergenziale perché, se non gli fosse stata ritirata la patente, egli avrebbe potuto benissimo provvedere ai suoi bisogni primari e che, per tale ultimo ordine di ragioni, il medico non avrebbe potuto certificare il falso, essendo mio padre una persona con comorbilità, ma deambulante.
Lui mi guardò, rise copiosamente e chiuse la finestra. Sconfortata e in preda ad uno stato di shock per quanto appena accaduto, tornai a casa, comunicando a mio padre che non avrei potuto aiutarlo.

Luglio 2021:
Decisi con mia madre di effettuare un test sierologico per valutare il mio livello anticorpale, visto che durante il lockdown avevo avuto la bronchite.
Ci recammo, quindi, presso un noto laboratorio di analisi della mia città.
Il medico provvide al prelievo di mia madre, effettuando l’operazione con la porta aperta (trattandosi di una cosa di pochi minuti).
Quando arrivò il mio turno, il medico chiuse la porta alle mie spalle e subito mi domandò se mi fossi vaccinata. Al mio secco no, con tono arrogante e autoritario mi rispose “ti devi vaccinare, di cosa hai paura. Tu sei giovane, mica muori. Ti devi vaccinare”.
Anche in questo caso, incredula per quanto accaduto e per quell’imperativo, tornai a casa, sempre più convinta che la deriva presa da questo paese fosse più grave di quanto mi aspettassi.~

La speranza è l’ultima a morire, ma questa prova di coraggio è particolarmente difficile.

Anonimo

07 Febbraio 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 19 – Anonimo

14.02.2022

Camminando per le vie della mia città, volevo entrare in un negozio ed acquistare qualcosa ma un cartello attaccato fuori la porta me lo ha impedito. Così come prendere un caffè al bar con le mie amiche, una cena al ristorante con il mio fidanzato o addirittura: fare una ceretta in un centro estetico.

Ho ventitré anni e questo dovrebbe essere il periodo più bello della mia vita. Si, dovrebbe perché non lo è. Mi sento stuprata dal mio Paese. Con i suoi ricatti mi ha spogliato lentamente. Mi ha tolto il cappotto, il vestito più bello per uscire ed infine la mutanda. Con quest’ultimo gesto è entrato dentro di me, strappandomi la dignità.

Umiliandomi, denigrandomi e rinnegandomi.

Si, ho subito uno stupro subdolo. E’ stata messa a dura prova la mia intelligenza, la mia capacità di intendere e di volere, la mia libertà. Non riesco a togliermi di dosso le mani sporche di chi ha scelto per me, senza il mio permesso.

Fin da bambina sognavo di fare l’insegnante ma allo stesso tempo amavo cantare così, mi sono laureata in Didattica della musica. Ho unito le mie passioni ma andando avanti, ho maturato l’idea di aiutare i più fragili: voglio fare l’insegnate di sostegno.

Scegliere questo mestiere significa portare avanti una missione ed è quindi mio compito lottare per le generazioni future. Ad oggi tutti lottano? Esistono ancora persone che credono in un ideale, non solo per sé ma anche per la propria società?

Io ad esempio, quando vengono menzionati i bambini ed il diritto allo studio, divento una iena. Perché chi non ha il green pass deve stare in DAD o non può frequentare l’università? Perché questo deve essere strumento di ricatto per genitori e studenti?

Perché c’è molta indifferenza nel popolo italiano riguardo quello che sta succedendo? Perché?

Sono sempre stata una tipa curiosa ma soprattutto sensibile ed emotiva. Quest’ultima cosa mi porta spesso a reagire “di pancia” e quindi anche nei momenti di nervosismo: piango. Ultimamente ho pianto molto e mi capita di frequente quando penso al mio futuro. Lo immagino nero. Un buco nero interminabile. Il tempo passa e mi annienta, così come sta accadendo al popolo italiano in questo periodo storico. Accettano tutto. Si inginocchiano. Io no.

Io voglio dare un senso alla mia esistenza. Voglio smettere di piangere.

Non sono no-vax perché a luglio ci credevo tanto. A luglio mi sono vaccinata sperando che le cose potessero cambiare. Ad oggi, prima di fare la terza dose, ho ragionato. Ho preso del tempo per rifletterci. E’ questo però il prezzo che devo pagare? Non posso andare al conservatorio, non posso andare al tabacchi, non posso cenare fuori, non posso tagliarmi i capelli, non posso…

Perché? Qualcuno può spiegarmi il perché? 

Non ho mai commesso reati. Ho sempre agito con intelligenza e mai con superficialità. So cosa significa la parola sacrificio, grazie alla mia famiglia.

Ma ad oggi, nel 2022: perché non ho più diritti?

Stato, se ho sbagliato fai bene a punirmi ma io sono innocente.

Concludo citando il primo articolo tratto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani:

“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Una giovane italiana

04 Febbraio 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 18 – Titti

13.02.2022

La mente si offusca.
Ho aspettato a raccontarlo per rispetto nei confronti del malato, ma adesso urge condividere tale esperienza.

Cognata biva((inata con scadenza a metà febbraio. 

25 gennaio positiva

Febbre alta sopra i 39° per 3/4 giorni

Difficoltà ad alzarsi dal letto 

Gola in fiamme

Dolori muscolari

(tachipirina + antibiotico e antinfiammatori)

Ora sta meglio. 

Premetto che non prendeva influenze da anni e anni pur stando a contatto con bambini tutti i giorni.

Adesso mi dice: a io quando mi chiameranno per la 3° ci corro subito e anche la 4° e la 5°, non me ne frega niente.(tono arrabbiato) 

(Prima della prima dose era dubbiosa su tutta sta farsa, dopo la seconda è diventata un agnellino nei confronti dei va((. 🤔

Dopo che le ho spiegato che l’immunità naturale va a put…e se ci si continua a va((inare e spiegato che il va((ino che dovrà fare sarà, nella migliore delle ipotesi per la Omicron che lei ha fatto come malattia e che quindi non serve a una beneamata m., o addirittura per un virus che non esiste più ( sars_cov19. 0 quello di Wuhan), 

non ha saputo rispondere.🤷

Questi va((ini fanno uno strano effetto sulla psiche della gente. 

Titti

03 Febbraio 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 17 – Annamaria M.

12.02.2022

Sono Annamaria nata dai Massalin, donna viva di 51 anni e fino al 15 ottobre esercitavo la funzione di istruttore amministrativo presso il Comune di Quinto di Treviso e insegnavo ballo.

Ora sono senza lavoro e devo arrabattarmi e chiedere aiuto ad amici per sostentarmi.

Vi ringrazio per lo spazio concessomi.

Cordiali saluti.

Annamaria Massalin

02 Febbraio 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 16 – Pierluigi

11.02.2022

Sono un medico, vaccinato con tre dosi.

Tuttavia, ritenendo il green pass una misura discriminatoria priva di qualunque valore sanitario, mi rifiuto di esporlo.

Stamattina al bar dove la mattina prendo il caffè (a portar via, si intende) e le sigarette mi è stato negato anche questo.

Pierluigi

02 Febbraio 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 15 – Naomi

10.02.2022

Sono stata discriminata e bullizzata sin da bambina! Ero l’unica “negra” a scuola e la nostra, insieme ad una famiglia di marocchini, gli unici stranieri in un paesino in Belgio al confine con la Germania!

Avevo alcuni insegnanti che erano stati simpatizzanti con Hitler e con le sue idee!

Ho subito punizioni umilianti, ingiuste e soprattutto erano riservate solo a noi bimbi stranieri!

A 16 anni sono scappata via da quel luogo e sono andata a vivere in Olanda, il paese dei miei genitori, dove non esiste razzismo, o comunque non è diffuso come in quella zona del Belgio!

Non credevo di sentirmi di nuovo così umiliato, dopo tutti questi anni!

Quando mi chiedono il green pass… mi sento di nuovo la piccola negretta che dev’essere allontanata e umiliata perché non è come tutti gli altri, perché lei è diversa, lei non e schedata, non ha ceduto al ricatto e quindi è pericolosa!

Non avrei mai creduta che poteva accadere di nuovo e invece eccomi quà, rimarginata, umiliata e bullizzata come 41 anni fa 😔

Naomi


“Diario della discriminazione” – Giorno 14 – Stefano

09.02.2022

Proprio durante il giorno della memoria ho pubblicato sul mio stato whatsapp uno stralcio del decreto attualmente in vigore che preclude ai ragazzi dai 12 anni in su la partecipazione ad attività sportive, cinema, teatri, ecc commentando come nel giorno della memoria in cui ci si strugge degli orrori e delle discriminazioni relative all’olocausto, permettiamo – anzi molti si sentiono fieri di – queste misure per la sicurezza.

Prima la sicurezza, poi i diritti fondamentali, ragazzi o bambini non importa.

Sono stato formalmente richiamato per iscritto, in quanto qualche collega o qualche contatto esterno si è lamentato col mio titolare chiedendo se io rappresentassi il pensiero dell’Azienda.  

Ho accettato il richiamo, percependo una sorta di obbligo formale nel mandarmelo più che una intenzione repressiva del titolare col quale da sempre ho rapporti franchi e di reciproco rispetto e ho risposto che continuerò a esprimere i miei pensieri solo mediante dispositivi e account esclusivamente personali.

Mi chiedo se iniziassi a pubblicare nel mio stato messaggi a sostegno della green transition, del climate pledge, della riduzione della popolazione mondiale, della comunità LGBTQAYXZ…, dell’aborto, del gender fluid, della scomparsa delle religioni….probabilmente il mio titolare riceverebbe messaggi per attuare una mia pronta promozione.

Personalmente se io fossi stato al suo posto avrei risposto alla domanda di chiarimenti riguardo al mio stato, che si trattava di un’opinione del tutto personale e se non ci sono problemi relativi al comportamento professionale del soggetto, non vedo perchè una persona non possa esprimere un pensiero che non offende alcuno.

Stefano

Provincia di Pavia

30 Gennaio 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 13 – Daniela 64 anni

08.02.2022

In questo momento le restrizioni che il governo ha legato allo stato vaccinale mi sfiorano appena. Dovrei ritenermi “fortunata”.
Neppure l’imposizione dell’obbligo agli ultracinquantenni – a cui non sottostarò – mi cambierà la vita.

Sono una naturopata ed un’insegnante yoga, lavoro in uno spazio di mia proprietà, non mi sono mai sognata di subordinare una consulenza o una lezione di yoga al possesso di alcunché, chi si rivolge a me normalmente porta un disagio, è una persona che chiede di essere accompagnata in un percorso di riequilibrio.
La mancanza di affinità e di empatia tra noi sono gli unici criteri che utilizzo per dire di no a qualcuno che chiede il mio aiuto.

Il mio stile di vita è sempre stato “diverso e stravagante”, i miei consumi sono minimali e scelgo di acquistare dai produttori locali, che fanno biologico, nei mercati.
Potrei sopravvivere, per un po’, anche senza lavorare.
Ho “sperimentato” la malattia e l’efficacia delle cure precoci, ne sono uscita bene.

Ripeto: rispetto ad altri, dovrei ritenermi fortunata, almeno per ora. Non è così. Non sono fortunata, come non lo è chi ha fatto due/tre dosi di vaccino e non ha riportato effetti collaterali gravi.
Non è questione del “beh, adesso a me non tocca, ci penserò poi…”

Siamo tutti dentro una narrazione che mi appare assurda e illogica, è come se il sopruso che tante persone intorno a me sono costrette a subire – sia che vengano vaccinate per forza o che stiano ancora resistendo – e la violenza del potere diventasse un immenso blog che tenta di avvolgerci tutti. E che deve spaventare anche chi si trova in una “zona di confort” (per ora…)

Se io la dovessi accettare, la versione delle cose “ufficiale”, dovrei “scindermi”, separarmi dalla mia logica, dalla mia intelligenza e dimenticare tutto quello che so. Non ci riesco.
Per svolgere il mio lavoro, sono necessarie discrete competenze scientifiche e io le ho acquisite negli anni della mia formazione e tuttora, nei miei aggiornamenti. Non sono medico, ma conoscere il modo in cui funziona il sistema immunitario o quello che succede dentro una cellula quando vi entra un virus – e in questo caso anche un “vaccino” – fa parte delle mie competenze professionali.
Da quando hanno cominciato ad uscire i primi dati relativi alla sperimentazione del vaccino Pfizer ho avuto delle perplessità, figurarsi oggi…
Ma quando cerco di parlarne con chi ha fatto scelte diverse dalla mia, trovo il muro.
La maggior parte delle persone vuole fidarsi e basta, se tenti solo di ragionare, di mettere un dubbio, c’è il rifiuto.

La cosa che mi lascia attonita è come non ci si renda conto della sovrapposizione dei piani, quello “morale” e quello scientifico: la perplessità su un trattamento sanitario diventa irresponsabilità, egoismo, più cerchi di riportare la questione sul piano della logica e del ragionamento, più il discredito sociale aumenta.
C’è una guerra e noi siamo i disertori.
Ma pensare che si possa gestire una pandemia in questo modo non ha alcun senso.

E’ il “non senso”, appunto, la cosa che mi disturba di più, vedere persone che hanno abdicato alla propria capacità critica, che sembrano accettare che due più due faccia tre, o cinque, ma mai quattro.
Non so quale deriva prenderà la situazione. A volte mi sembra impossibile che possa essere sostenuta ancora a lungo la narrazione dominante, a volte sono scoraggiata.

Non tanto dalle dichiarazioni di questo o quel ministro o del “virologo” televisivo di turno.
No. E’ soprattutto la perdita della capacità critica della maggior parte delle persone che ho intorno, di chi mi dice “io credo nei vaccini” e per questo suo atto di fede, un perfetto non senso scientifico, approva e sostiene che chi invece questa fede non ce l’ha venga insultato nei modi peggiori, venga privato del lavoro, del sostentamento e messo in situazioni di estrema povertà; che  gli venga negato persino il diritto ad essere curato.

E’ questo che mi spaventa di più.

Daniela

30 Gennaio 2022


“Diario della discriminazione” – Giorno 12 – Anonimo

07.02.2022

Giorno della memoria:

A mio figlio Attilio

Ricorderai di una mamma che non vi ha mai messo in pericolo, scuola e casa da due anni ormai, tamponi per essere negativi e tornare in società.

Ricorderai di una mamma che ti invita a combattere per la tua libertà, e che nessuno debba condizionarla ad un lasciapassare che nulla ha a che vedere col tuo comportamento corretto, onesto, e rispettoso verso la comunità.

Ricorderai di una protesta pacifica che tua madre ha voluto esprimere non mandandoti a scuola in questo giorno che si celebra la fine di un disastro avvenuto anni fa, cominciato discriminando dividendo e incattivendo gli uni contro gli altri per ragioni non fondate.

Ricorderai che ti stanno togliendo il bello di essere adolescente, praticare il tuo sport boxe, vivere serenamente con amici giocare in libertà fare una passeggiata e condividere una sosta al MC Donald’s, e addirittura non poter entrare in negozi per comprarti scarpe e/o vestiti, ma capirai quando sarai un po’ più adulto che ne soffro quanto te ma ti ho invitato e sostenuto a resistere per valori che vanno oltre il sacrificio momentaneo (lo spero) nella negazione di tali libertà perché capisco siamo in pandemia, ma tutte le restrizioni sono imposizioni di gente corrotta e malata e che nulla ha a che vedere con la salute.

Cit. Vi renderemo la vita impossibile perché siete pericolosi

Figlio mio cresci da brava persona, rispetta le regole, le leggi sii un uomo migliore di quello che ad oggi parla con cattiveria in corpo e porta sempre con te un animo gentile e onesto❤️

27 Gennaio 2022

“Diario della discriminazione” – Giorno 11 – Cinzia

06.02.2022

Giusto in questi giorni sto leggendo “Se questo è un uomo” di Primo Levi e alla frase “Solo mostrando il numero si riceve il pane e la zuppa” ho subito pensato al momento che stiamo vivendo.

Il green pass non porterà a nulla di buono sia sul lato umano che sul lato economico, affondandoci sempre di più.

Io mi dissocio.

Quindi sebbene lo abbia ricevuto come premio per essermi (non convinta!) vaccinata, non lo mostrerò per sostenere chi sta lottando con coraggio per la nostra libertà

Cinzia

28 Gennaio 2022

“Diario della discriminazione” – Giorno 10 – Patrizia G.

05.02.2022

Sono un medico psichiatra di 48 anni.

Già dall’inizio ero scettica sulla possibilità di sviluppare un vaccino che fosse efficace per una classe di virus soggetta a mutazioni continue.

Sono abituata a riflettere e ancora riflettere prima di agire e poi continuare a riflettere mentre agisco. Ho preso nota già da subito delle voci fuori dal coro, di quei medici e ricercatori che mostravano prudenza mentre la massa si precipitava verso la panacea del  « passaporto vaccinale ». Ho atteso. E più aspettavo più si accumulavano argomenti a favore della prudenza.

Ma soprattutto, più aspettavo più venivo gradualmente ma inesorabilmente tagliata fuori dalla vita sociale. Non è stato molto pesante. Direi addirittura piacevole non far parte dei circùiti consumistici-ipnotici del fare-uscire-comprare.

Per fortuna, poiché dove vivo non c’è obbligo vaccinale per lavorare, ho potuto continuare a camminare al fianco dei miei pazienti che, a mezza-voce, osavano confessami i loro dubbi rispetto a ciò che accadeva intorno a loro.

Persone giudicate comunemente come paranoiche, psicotiche, incapaci di giudizio, fuori dalla realtà, mi sono apparse in questi mesi le più sagge, le più posate, le più capaci di comprensione rispetto a chi aveva fatto scelte diverse dalle loro. Abbattute spesso dall’ennesimo motivo di esclusione sociale o a volte fiere di non essere parte di una società così discriminante e inumana. Ho visto volti illuminarsi quando hanno capito che non erano giudicate, che io non ero l’ennesimo medico a consigliargli/imporgli il fatidico vaccino, che invece davo spazio ai loro leggitimi dubbi e soprattutto sostenevo la loro piena libertà di scelta.

Se di un genocidio si potrà parlare, si tratterà di un genocidio di anime, un genocidio del pensiero libero, un genocidio del sapere scientifico che si è inginocchiato dinanzi a una folle corsa alla salvezza facile senza memoria, senza ricordarsi dei millenni di storia della medicina.

Anni di riflessioni e articoli scientifici sul benefico effetto del conforto affettivo durante la malattia e centinaia di persone sono morte e ancora muoiono da sole.

Pagine e pagine scritte sull’ uguaglianza e chi non cede al pensiero unico é trattato meno di niente.

Libertà di scelta e « il corpo è mio » per l’aborto e la libertà di gender  ma non per decidere se sottoporsi ad un trattamento sperimentale con nessuna garanzia.

Se questa è coerenza…

Io non posso fare molto nel mio piccolo studio medico. Poche ore al giorno, una persona alla volta. Come in un contagocce. 

Però se questo può servire a dar voce a chi sente il bisogno di continuare a riflettere, a farsi domande, a capire ciò che accade e a restare empatici con chi è accanto, a non cadere nel « tutti fan cosi », nello stordimento collettivo delle coscienze, se questo può servire, una goccia alla volta, a piantare semi di speranza in una un’unanimità che esiste e resiste, se questo serve, continuerò a camminare.

Patrizia G., Psichiatra

28 Gennaio 2022

“Diario della discriminazione” – Giorno 9 – Giorgia

04.02.2022

Mi chiamo Giorgia, sono sarda e vivo a Milano da 9 anni. Nel maggio scorso mi sono licenziata dall’agenzia di comunicazione in cui lavoravo per dedicarmi a quello che mi piace e mi rende felice: oggi lavoro come editor per un giornale aziendale e come operatrice olistica, scrivo come gosthwriter e disegno mandala di stati d’animo ed emozioni.

Io ho scelto di non vaccinarmi, pur non avendo niente contro il vaccino o chi si vaccina, ritengo solo sia importante che ognuno possa decidere per il proprio corpo, e non vorrei essere punita e ricattata dal mio governo, e discriminata da chi mi sta intorno per una scelta ad oggi ancora legittima.

All’inizio, finché si è trattato di rinunciare a ristoranti e palestre, non mi è pesato, ma quando si è passati al ricatto del lavoro, ho iniziato a somatizzare e stare male. Per sopravvivenza ho ceduto al tampone subendo le file lunghissime davanti alla farmacia, in situazioni davvero poco dignitose.
Ma va bene così, almeno così posso lavorare e studiare.

Però non è stato sufficiente, da gennaio con il tampone non puoi più fare nulla. In teoria come operatrice olistica potrei lavorare, ma i centri hanno messo regole persino più restrittive dei decreti, per non avere problemi, per prendersi il sicuro, per paura.
Ma va bene così, ho pur sempre il lavoro di scrittura e editor che svolgo a casa.

Certo, con le continue pressioni del cliente che mi fa presente ogni volta le difficoltà che creano le mie scelte, difficoltà legate a probabili necessità future non ben definite.

E poi i mezzi che non posso prendere e devo muovermi in bicicletta, e va ancora bene così.
E poi i corsi di formazione già pagati che non posso più fare, e la scuola a cui mi sono iscritta ad aprile che non so se potrò frequentare.
E il gruppo di pallavolo in cui giocavo da anni e i cui partecipanti erano i miei compagni di squadra e amici, che a gennaio mi hanno fatto presente che se andavo con il tampone non c’era problema, ma la multa chi la paga? La perdita dell’umanità e del cuore.
E gli amici che ti dicono che però, bé, se stai così è perché hai fatto una scelta, che questa è la situazione, che in effetti si, la discriminazione non è giusta, ci dovrebbe essere l’obbligo.
E allora basta, non mi va più bene così, arrivo a un livello di rabbia e miseria spirituale in cui non voglio più vedere né sentire nessuno.

Le persone che non vivono questa discriminazione non capiscono cosa significhi, come forse anche io non capivo cosa potesse voler dire essere un emigrato che arriva in Italia oggi…

Ma poi mi scrive la mia cuginetta adolescente, costretta alla DAD perché non vaccinata mentre gli altri stanno in classe, e dice solo “pazienza, si va avanti”.
E penso che lei sia davvero bravissima e devo smettere di commiserarmi.
E penso anche che discriminare bambini e adolescenti sia davvero un crimine.

E poi, tra una foto e una canzone del suo cantante preferito, mi scrive che lei si definisce “pazza”, perché i pazzi sono i migliori, e chi non è pazzo è cattivo, e Janis Joplin era pazza, Kurt Cobain, Ghandi e i grandi leader della storia sono pazzi, e io e lei siamo pazze.
E sì, nessuno mi aveva mai messo nella stessa riga con Janis Joplin e Ghandi…
E allora, anche se non ho quel genio creativo né quella forza d’animo, se quella di oggi è la normalità, bé, si, IO STO CON I PAZZI!

Giorgia

Milano, 28 Gennaio 2022

“Diario della discriminazione” – Giorno 8 – Fulvia

03.02.2022

Ho quasi 63 anni e ho deciso di non vaccinarmi a causa delle mie tante allergie a farmaci, antibiotici e antiinfiammatori, in passato ho avuto uno shock anafilattico causato da un farmaco ed ho avuto veramente paura di morire quindi la mia decisione è stata quella di non voler sperimentare questo ” vaccino”.

Fino ad agosto scorso andavo in palestra e i miei problemi di schiena erano notevolmente migliorati poi con l’entrata in vigore del green pass non ho più potuto frequentare la palestra e quel giorno, quando mi è stato detto che non sarei più potuta entrare, ho provato una frustrazione profonda, mi sono sentita emarginata, discriminata e mi è venuta in mente la parola apartheid.

Il mio compagno, vaccinato, mi ha sempre sostenuta e mi ha sempre detto di fare quello che sentivo essere più giusto per me; mia figlia, mio genero e mia nipote invece hanno insistito a lungo perché io mi vaccinassi tant’è che ci sono state discussioni anche molto accese, sono stata accusata di seguire su fb gente invasata, di non ragionare con il mio cervello ma è proprio questo il punto: è una MIA decisione e nessuno può obbligarmi a fare una cosa sul mio corpo che io non voglio fare, ho cercato di spiegare loro che della mia vita, alla mia età, voglio decidere io.

Ora sinceramente devo dire che ho una paura fottuta di prendere il covid, ma ho paura anche del vaccino, sono stata combattuta per molto tempo e la mia decisione è stata quella di non vaccinarmi.

Avevo un ristorante che ho dovuto chiudere perché era diventato impossibile andare avanti con queste norme, ho trovato lavoro in un altro ristorante dove, da subito, mi sono trovata molto bene, lavorativamente parlando, facevo un tampone ogni 48 ore per dimostrare di essere sana, mentre tutti gli altri avevano il green pass, poi c’è stata una persona positiva con terza dose e dopo pochi giorni un’altra persona, sempre vaccinata, io mi sono sentita sollevata di non essere stata la prima, altrimenti sarei stata additata come untrice no vax e, ironia della sorte, pur avendo avuto contatti con queste due persone, non mi sono contagiata, anche se a dire la verità ci avrei sperato perché dal 1° febbraio non potrò più andare a lavorare facendo i tamponi ma solo con il vaccino.

I datori di lavoro sono dispiaciuti e li capisco, non vogliono prendere multe ma io adesso sono convinta più che mai a non cedere a questo ricatto, perché di questo si tratta, di un ricatto che non  ha nulla di medico-scientifico e quindi sarò anche senza lavoro.

In questi giorni dove in tv si vedono film sui campi di concentramento, sulla discriminazione, sulla cattiveria umana mi rendo conto ci si è arrivati gradualmente a quella situazione e mi rendo conto che c’è un filo sottile che lega quei giorni ai nostri.

Non ho la possibilità economica di permettermi di non lavorare ma nemmeno voglio scambiare la mia vita e la mia libertà di decisione con il lavoro.

Fulvia

28 Gennaio 2022

“Diario della discriminazione” – Giorno 7 – Alfonsina

02.02.2022

Sono un’insegnante di 58 anni, la mia materia è arte e immagine, ma negli ultimi anni sto insegnando anche italiano L2 agli alunni non italofoni della mia scuola e sono la  funzione strumentale per l’intercultura.

Il mio lavoro mi piace e ho un bel rapporto  con i ragazzi, soprattutto con quelli a cui faccio L2, per i quali sono un punto di riferimento importante per ogni tipo di problema. Ecco, dal 15 gennaio sono sospesa per aver rifiutato la vaccinazione. Tutto quello che sono e sono stata è passato in secondo piano, ora sono semplicemente una no vax , con quello che nell’opinione comune può significare questa parola. Io che ho sempre sfuggito e condannato le etichette. Sicuramente i miei alunni (quasi tutti vaccinati) da oggi in poi mi vedranno così, anche se dovessi tornare. 

Sto comunque seguendo i ragazzi stranieri di pomeriggio perchè gli voglio bene e continuerò ad aiutarli finchè vorranno.

Mi chiedo se tutto questo dolore che sto provando mi renderà migliore o mi spezzerà il cuore (la notte mi sveglio con i battiti accelerati e l’angoscia).

Per ora cerco di essere positiva e mi sforzo di vedere questo momento come un’opportunità per riflettere sulla mia vita e su ciò che voglio veramente. Inoltre sto cercando delle strade alternative per guadagnare qualcosa, ripetizioni on line o vendita delle mie creazioni in ceramica perchè ho solo pochi risparmi e non posso reggere a lungo.                                                                            

Anche se faccio parte di diversi gruppi telegram, ecc. mi sento molto sola e a volte tendo ad isolarmi.

I miei amici continuano a vivere come sempre e a parlarmi come se non fosse successo niente e io mi sento invisibile, vorrei urlare tutto il mio dolore ma sto zitta per evitare polemiche che mi farebbero stare ancora più male.

Avrei ancora tante cose da dire ma credo di essermi dilungata abbastanza.

Grazie per avermi dato questa possibilità.

Alfonsina

28 Gennaio 2022

“Diario della discriminazione” – Giorno 6 – Anonimo

01.02.2022

Io sono una nonna che ha fatto il virus e non ho voluto vaccinarmi, tu diario parli di amici sinceri che ti hanno…

Praticamente è successo così anche a me da parenti amici e una in particolare mi ha detto di andare a *** Per rispetto a te non metto la parola cmq era in bagno…

ma non è finita… una mia carissima cugina siamo come sorelle mi ha detto l’altra sera che finché non mi faccio vaccinare non ci vedremo più.

Non è più un mondo che voglio e sarà molto difficile da accettare anche se finirà tutto

28 Gennaio 2022

“Diario della discriminazione” – Giorno 5 – E.

31.01.2022

Ho 26 anni, vivo in Romagna e studio per superare il concorso di magistratura. Quando si è iniziato a parlare di vaccini avevo dei dubbi dovuti al fatto che ho avuto un parente stretto che ha sviluppato in passato una malattia autoimmune dopo una sola dose di antiepatite b, di cui però mai ci è stata confermata la correlazione da un medico serio e con cui pertanto deve ora convivere a vita.

Non è una storia di cui mi è capitato di parlare in passato con la stessa frequenza con cui mi tocca farlo quest’anno, anche perchè essendo fatti privati abbastanza spiacevoli non ho piacere a rischiare di condividerli con potenziali malelingue locali, che so essere molte e insospettabili.

Ora invece per giustificare il mio scetticismo devo sempre partire da questa vicenda personale, perchè mi sono reso conto che quando cito dati e riviste per spiegare le mie obiezioni ai vaccini vengo preso – nella migliore delle ipotesi e per dirla con toni carini – per una persona particolarmente “originale” e con teorie strampalate. Un animale raro.

Aggiungo che nei pochi casi in cui è stato possibile intavolare una conversazione con qualcuno e ho avuto modo di spiegare le mie ragioni quello che ottengo è il diritto a essere considerato una eccezione. 

“Eh ma tu sei diverso”, mi dicono. “Non come quegli analfabeti funzionali che condividono fake news su facebook”. 

E se vi dicessi che conosco magistrati nella mia stessa situazione? Certo, finchè non faccio il nome sono tutte favole di mia invenzione e se lo faccio riesco a far venire il dubbio a qualcuno al costo di mettere la suddetta persona in croce vero? Bel dilemma, e affascinante quanto perversa la dinamica sociale che si fonda dietro di esso.

Il riferimento a un magistrato è comunque deliberato, perchè so bene che se la persona in questione non fosse stata “di prestigio” molti non l’avrebbero calcolata di principio.

Comunque, questa persona esiste, e si trova nella mia stessa posizione. Quando spiega le sue ragioni e ha modo di farlo per bene, gli rispondono “Eh ma la tua è una situazione particolare…”. Come quella di tutti quanti, se solo si smettesse di seguire l’informazione mainstream che ormai narra un mondo completamente avulso dalla realtà. Ma mi rendo conto che una alternativa valida non c’è in campo giornalistico (forse una al massimo, ma non vi indico quale perché rischio di far passare questa lettera per un product-placement sotto false premesse).

Da ex studente universitario ancora “fresco” lasciatemi dire che ho paura del mondo che verrà, perchè mi sono reso conto di avere avuto sempre opinioni – mio malgrado – in contrasto con la maggioranza, che come un’orda di studentelli arroganti pieni di boria sono pronti a deumanizzare le posizioni avversarie prima ancora di ascoltarle, o a ripeterle storpiandole senza alcuna analisi critica.

Questo lo sostengo in quanto ho frequentato una scuola e una università entrambi di primissimo ordine (e mi rendo conto che rischio di passare da arrogante io stesso a dire così), ma questa è la percezione che ho avuto degli ambienti. Magari è stata solo una esperienza personale, magari non mi so semplicemente rapportare col prossimo, ma ho come l’impressione che la mentalità di gruppo in favore della narrativa ufficiale rappresenti lo specchio dei tempi (che verranno e che ci sono già).

Ci sono persone con cui ho condiviso il percorso universitario che da quando ho iniziato a condividere articoli critici di quanto veniva sbandierato in TV hanno iniziato a rendersi silenziosi nelle famigerate chat di gruppo Whatsapp.

Ci sono altri con cui pur essendo ancora “amico” ho evitato io di contattarli per mesi per evitare di andare sull’argomento e dover riniziare l’ennesima giostra del giustificare la mia situazione.

Perchè la verità è che sono incazzatissimo, perchè tutta la mia famiglia si trova in questa situazione di aver scelto di NON vaccinarsi, e sentirmi dire che devo prendermi il rischio come tutti per una solidarietà sociale che in questo paese piace millantare ma che non è mai esistita è intollerabile. Specie se in nome di questa ipocrisia devo rischiare di vedermi un altro parente invalidato a vita.

C’è da dire che il fatto che la stampa online, locale e nazionale siano tutte sulla stessa lunghezza d’onda non aiuta, anche se sono convinto che sotto sotto ci sia un pizzico di educazione alla disonestà intellettuale coltivato da molti genitori, perchè così si fa in Italia. Ma ora sto divagando.

Tornando alla mia situazione, quando iniziarono le prime “avvisaglie” di notizie di reazioni avverse, prima con Astrazeneca e poi anche con Pfizer e Moderna già ero divenuto contrario.

A questa negatività “a sentimento” si aggiunge una conoscenza elevata della lingua inglese, che mi ha permesso in questi mesi di consultare riviste straniere come il British Medical Journal o il New England Journal of Medicine capendo effettivamente quanto veniva scritto in tema di reazioni avverse. 

(A proposito di censura, vi segnalo che quel social network finto accomodante che è Facebook ha inserito il British Medical Journal in una lista nera, tanto che ogni volta che provo a condividere un suo articolo mi impedisce di caricare l’anteprima, e nel giro di un paio di giorni qualche oscuro fact-checker si permette di bollare ciò che scrivo come notizia falsa o con contesto mancante.)

Dai dati che col contagocce venivano pubblicati nel corso dei mesi e dalle sparute notizie in inglese che captavo dal mondo (come la sospensione del vaccino Moderna nei giovanissimi a Singapore, o in Danimarca e Svezia per fare un esempio) mi sono reso conto abbastanza bene della becera narrazione che si è instaurata. Non che negli ultimi anni ci sia mai stato qualche guizzo di dignità giornalistica, solo che prima non mi veniva imposta una narrazione sul perchè la mia scelta è libera ma-se-non-è-libera-come-volete-voi-allora-devo-morire.

Poi mi sono ammalato nell’estate 2021.

Un sierologico, un test del sangue specifico che permette di capire gli anticorpi contro il Covid attesta che effettivamente ho avuto la malattia. Tuttavia al momento del test molecolare il risultato è stato negativo.

Tradotto in parole povere, sono fregato in quanto LEGALMENTE non si vuole riconoscere a chi ha avuto un Covid che non è stato registrato passando per le “forche caudine” della ASL locale. A sostegno di questa tesi si adduce l’idiozia che il sierologico non sia affidabile. Ulteriore conseguenza è che da quando è stato introdotto il green pass non solo dovrei fare una dose in aggiunta alla malattia che ho passato indenne, ma DUE. Anzi, forse tre visto che ora si parla di Green Pass permanente. Come un marchio per separare chi ha obbedito e chi no. I sommersi e i salvati del 21o secolo a parti invertite.

Se c’è una cosa per cui non mi è servito andare a cercare notizie estere è stato il fenomeno ADE, una reazione infiammatoria post-vaccino piuttosto temuta in letteratura e contro la quale metteva in guardia un noto cardiologo di Pavia.

La ciliegina sulla torta è il fatto che il rischio di questa reazione, nonchè di pericarditi e miocarditi post-vaccino è maggiore nei maschi sotto i 30 anni.

Finchè ad agosto si trattava di non poter entrare in un parco a tema o in un museo avrei detto “poco male”. 

Quando la restrizione ha colpito il mondo del lavoro è stato un disastro.

Specifico che, avendo svolto un tirocinio, mi sono visto negare l’accesso il 15 ottobre sul posto di “lavoro” quando fino alla sera prima ero rimasto in quello stesso ufficio giudiziario per lavorare su alcuni fascicoli.

Quindi ora vado avanti a tamponi, per delle mansioni gratuite e con la prospettiva di rimanere bloccato a vita. Non faccio neanche una professione molto spendibile all’estero, dove starei valutando di trasferirmi se non fosse che i trasporti e le prospettive sono impediti o aleatori.

Sono arrivato al punto che devo sperare di riprendermi il Covid, di modo da ottenere l’odiata carta verde e andarmene del tutto.

E se finirà tutto questo – e deve finire considerata la mancanza di serietà di chi ci governa – ammetto che farò fatica a perdonare chiunque mi sia stato ostile per avere avuto dei dubbi.

O per avere ripetuto che finchè posso fare dei post “stupidi” per lamentarmi, allora sto bene e anzi dovrei ringraziare “di non essere in una dittatura vera come in Cina”. 

Peccato che scrivere è tutto ciò che mi resta da fare.

Oltre a fare la spesa ovviamente.

Sarebbe questa l’apertura mentale del nuovo che avanza?

-E.

27 Gennaio 2022

“Diario della discriminazione” – Giorno 4 – Anonimo

30.01.2022

Ho scelto questo soggetto perché quello che non hanno capito la maggior parte delle “persone”(quegli zombie che si augurano che i non vaccinati possano rimanere senza cure o che debbano pagarsele da se) é che la discriminazione é come la Morte, prima o poi tocca a tutti.

Quando una società discrimina, e lo fa gioendone, nessuno è più al sicuro. Nemmeno tu che hai fatto 3 dosi, un giorno lo capirai.

Io ho sempre avuto una vita da privilegiata, non perché sono una “figlia di papà”, anzi, ho lavorato duro dai 19 anni e mi sono guadagnata una bellissima vita da pilota di elicottero fatta di viaggi in posti da sogno con i miei clienti e voli sopra paesi magici. Poi è arrivato il covid, la mia azienda che viveva di turismo è quasi morta e mi sono ritrovata a ripiegare per due anni su un lavoro che non amavo ma che mi faceva comunque vivere bene, seppur sempre lontana da casa.

Poi è arrivato il lockdown, le mascherine, lo stress e l’orticaria e mi sono dovuta licenziare da un contratto a tempo indeterminato per inseguire la mia felicità e tornare in Italia, mentre tutti mi davano della pazza. Per amore del mio Paese e di me stessa.

Poi é arrivato il Super Green Catz e proprio ora che sto cercando di ricostruire una vita nel mio paese mi sento fuori dal mondo, come se una carriera ventennale in aviazione non valesse nulla, come se fossi trasparente.

Eppure sono una privilegiata ed ora mi sento dire da mio padre che “quelli come te vorrei vederli morti”.

Un film diceva il vostro 29enne su questo diario, è proprio vero sembra un horror thriller. Io ancora spero che i miei amici più cari capiscano la gravità e continuo a condividere  link a notizie un po’ “fuori dal mainstream” che mi sembrano importanti ma mi hanno confessato che non le leggono nemmeno più.

Eppure sono una privilegiata perché ho potuto prendermi dei mesi sabatici e perché non ho bisogno di prendere un mezzo pubblico o perché ho un tetto sopra la testa, ma questo non toglie il fatto che sento il peso di tutte queste discriminazioni su di me, anche se ho il green pass da guarita. Ne sento il peso come un macigno e sento che prima della scadenza dell’immondo certificato dovrò nuovamente fare una scelta; battermi per questo paese, o trovarne uno che si batta per me.

27 Gennaio 2022

“Diario della discriminazione” – Giorno 3 – Davide 43 anni

29.01.2022

Non ho paura del Covid

E nemmeno del farmaco che chiamano “vaccino”

Non ho paura della pandemia, di finire in terapia intensiva o sotto terra.

Sono cose che non mi quadrano, come non mi quadrava l’improvviso avvento dello “spread” ormai 10 anni or sono che pose fine all’ultimo governo Berlusconi, e che ha piegato il Paese al peggior attacco finanziario-speculativo forse della sua Storia. Propaganda che fa leva sulle più ancestrali delle paure: la morte, la povertà, la malattia. il rifiuto sociale.

Ho paura della deriva totalitaria verso la quale si sta avviando il nostro malconcio Paese, e forse l’Europa intera. Di questo sì che ho paura… tanta.

Ho paura della propaganda di Stato. Feroce. Intransigente e intollerante. Siamo tornati indietro di 100 anni.

Oggi è il 27 gennaio, giorno della memoria. Ironico il destino…

Non mi curo di chi difende il sistema, sono persone con le loro paure ed il proprio modo di pensare e vedere le cose… sono come me!

Non mi curo nemmeno di chi discrimina. Sono persone insicure… ma peggio! Sono condannate a vivere con loro stesse per tutta la vita. Se si vedessero con i miei occhi cadrebbero nella depressione più profonda. Rabbrividisco al solo pensiero. Spero che non si facciano mai le domande giuste, mancherebbe loro la terra sotto i piedi.

Sono istruttore di nuoto, sono rimasto senza lavorare più di un anno.

Quando è iniziata la campagna vaccinale non ho aderito subito, ma quando sono cominciate le prime restrizioni mi sono fatto le due dosi… settembre 2021.

Volevo tornarmene in piscina a nuotare e lavorare in santa pace sperando che il Governo smettesse di tormentarmi…

Che illuso! E che ingenuo!

Ho una grande crisi di coscienza. Non sono più disposto a barattare i miei diritti e la mia libertà con alcunchè, nemmeno se nella terza dose ci mettessero acqua e zucchero. E’ una questione di principio.

Niente avrebbe più il sapore di un tempo, solo il maleodorante alone del ricatto, del compromesso… il nuovo sapore ha i colori della resistenza e della dissidenza, dell’integrità e della coscienza critica. Del confronto, dell’umiltà, del rimettersi in gioco. Della gentilezza.

Passa per la strada ardua e non per la scorciatoia. E ci sarà un premio alla fine: ci sarà un nuovo me! Non vedo l’ora di conoscerlo!

Davide

Bologna, 27 Gennaio 2022

“Diario della discriminazione” – Giorno 2 – A.

28/01/2022

Fin dal primo giorno, quella domenica di marzo quando chiusero gli impianti sciistici, ho capito subito che la situazione avrebbe preso una piega bruttissima per i diritti e le libertà di tutti noi.
Ho sempre dato contro a tutti, nonostante i morti, perché credevo innanzitutto nella libertà individuale.
Poi passando i mesi e poi l’anno, nonostante fossi totalmente contro a queste politiche, ho ceduto al ricatto del vaccino per riottenere i miei diritti.
Sapevo benissimo cosa stavo facendo, sapevo benissimo che sarei diventato complice di tutto questo e l’ho fatto.
Ogni giorno che passa mi pento sempre di più di essere stato uno dei tanti che hanno permesso la creazione di questo sistema.
Ora non conta più se sono una persona buona o cattiva, tutto quello che ero stato, tutto quello che ho fatto non vale più.
Ora sono un ignorante, cattivo, pericoloso, da evitare.
Com’è possibile passare dall’essere una brava persona a un pericoloso criminale per la società, tra i miei amici e conoscenti, in così poco tempo.
Tutto quello che posso fare ora è essere ancora più buono e disponibile con tutti, e cercare nel mio piccolo di coltivare ancora un senso di comunità, sperando di contagiare qualcuno di valori positivi.

27 Gennaio 2022

“Diario della discriminazione” – Giorno 1 – Nicolas O. E.M. 29 anni

27/01/2022

Ho 29 anni, vivo in provincia di Bergamo, la maggior parte delle persone, soprattutto tra i miei coetanei, ha scelto di vaccinarsi senza porsi troppe domande ed è quasi felice di utilizzare un lasciapassare pur di tornare a frequentare bar, ristoranti e discoteche. Non si curano del fatto che il loro qr code ha una scadenza, né, tantomeno, che il trattamento sanitario a cui si sono sottoposti potrebbe presentare gravi effetti avversi nel corso del tempo. Spero che questo non accada.

Più passano i mesi e più sono felice di essermi preso del tempo per riflettere sul fatto di vaccinarmi o meno, oggi sono contento di non averlo fatto e di non essere in possesso del “super green pass”.

Il “super green pass”, fa quasi ridere.

A volte, parlandone, mi sembra di essere in un film, mi sembra tutto così assurdo. Ma in questa assurdità sono orgoglioso di non essere caduto in un’assurdità ben peggiore: discriminare chi non si è vaccinato.

Sono rimasto colpito, negativamente, quando ho chiesto ai miei amici di riflettere sulla gravità di quanto stesse accadendo e alcuni di loro mi hanno trattato come un folle. Mi sono sentito libero di parlarne con loro perché sono miei amici, mi conoscono e sono sempre stati di mentalità aperta. Pensavo anche che mi rispettassero e conseguentemente dessero peso alle mie preoccupazioni. Ho la sensazione invece che qualcuno di loro mi ritenga davvero pericoloso per la salute pubblica, nonostante io sia sano, e probabilmente alcuni sono anche convinti che sia giusto che io non possa più frequentare luoghi aperti al pubblico.

Per fortuna non ho grandi necessità. Anche se mi piacevano le cene in compagnia e mi divertivo ad andare a ballare in qualche locale con buona musica, posso farne a meno. Posso fare a meno di andare al cinema, nei bar, nei centri commerciali. Per fortuna posso fare a meno anche dei mezzi di trasporto.

Sembra un brutto film, ma per fortuna in questo film sono un attore e posso essere protagonista, posso agire e stare dalla parte giusta, dalla parte dei più deboli, dei discriminati, a lottare per la libertà, anche per quelle persone che mi ritengono un nemico.

Sono convinto che quanto sta accadendo sia un’opportunità per comportarsi bene e mettere in pratica i valori in cui si crede. Nonostante tutte le difficoltà, grazie a questo momento difficile, questo tentativo di instaurare una nuova normalità, possiamo scegliere come comportarci e possiamo scegliere in maniera netta.

Ci hanno fatto credere che il gesto solidale fosse quello di vaccinarsi. Il vero gesto solidale è non discriminare, non lasciare indietro chi oggi non ha più diritti e ribellarsi a queste leggi ingiuste.

Non biasimo chi ha scelto di vaccinarsi, so che molte persone hanno paura della malattia o della morte, altre non possono sostenere un costo impegnativo come quello dei tamponi per continuare a lavorare.

Non comprendo chi invece vive come se tutto fosse come prima, chi pur di non rinunciare ai propri interessi si piega a qualunque indicazione gli venga data, ad ogni obbligo gli venga imposto e acconsenta all’emarginazione altrui.

Tra i miei vecchi amici e i miei familiari ormai sono rimasto l’unico non vaccinato, l’unico senza il lasciapassare, e tutti loro si comportano come se nulla fosse e ignorano il fatto che sono escluso dalla società, nonostante siano a conoscenza della mia situazione.

Alcune persone mi criticano, altre hanno preso le distanze. Poche altre sono d’accordo con me ma non fanno nulla, sono rassegnate e convinte che nessuno possa cambiare le cose.

Forse in questo film hanno scelto di essere comparse.

Non mi importa se rimarrò solo.

In realtà ho l’approvazione dei miei genitori, almeno in parte, ho rinsaldato vecchi legami e ho conosciuto nuove persone, nuovi amici con cui cerco di cambiare le cose. Ma anche se dovessi rimanere davvero solo, dentro di me cresce sempre più la convinzione che sto facendo la scelta giusta.

Sento che questa è la strada giusta. So anche che spesso la strada giusta comporta dei sacrifici e sono ben lieto di sostenerli perché questo significa anche essere d’aiuto a chi oggi soffre e ha bisogno di conforto, a chi si sente perso e ha bisogno di un esempio.

Già, perché non possiamo cambiare gli altri ma possiamo comportarci bene e cercare di essere d’esempio.

Nicolas

Lurano, 25 Gennaio 2022